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Il Michael Moore di San Fruttuoso PDF Stampa E-mail
Scritto da G. Altamore   
giovedì, 15 maggio 2008 00:00

BEPPE GRILLO è cresciuto scatenandosi con gli amici in Piazza Martinez .

 . che goliardate con Marco, Rolly, Dino il bello, Anguilla, U Banana, Vinicio, Checco, Tonino la vecchia, Orlando, Vito il bestia, Dino bud spencer, Busacca e Mimmo

Da comico di Stato, come lo definì L’Espresso nel 1979, a guru scatenato contro tutto e tutti. Il Michael Moore di San Fruttuoso di strada ne ha fatta tanta da quando si esibiva, poco più che ventenne, nei localini della Riviera ligure cantando L’Isola di Duilio Del Prete, ascoltata e riascoltata da uno dei dischi che gli regalava il fratello Andrea, agente della Ricordi. Beppe Grillo, ricordano i vecchi amici, all’inizio voleva fare il cantante e basta. Nasce a Savignone, nell’entroterra genovese, nel 1948. Adolescente grassottello, piuttosto introverso e forse un po’ complessato, si diploma da ragioniere e si avvia verso un incerto futuro da artista.

Un padre all’antica e una madre affettuosa con l’hobby della fisarmonica, un gruppo di amici scatenati in piazza Martinez (Marco, Rolly, Dino il bello, Anguilla, U Banana, Vinicio, Checco, Tonino la vecchia, Orlando, Vito la bestia, Dino bud spencer, Busacca e Mimmo), la piccola azienda di famiglia che produceva cannelli per la fiamma ossidrica (la "Enrico Grillo"). Insomma: una vita all’apparenza normale. A scoprirlo è stato Pippo Baudo, nel vero senso della parola: «Quella sera sono entrato per caso in un localino dalle parti di corso Sempione, a Milano», racconta il presentatore, «sul palco c’era Grillo che improvvisava, ma il pubblico non c’era. Ho capito che era bravo».

Approda così in televisione nella trasmissione Secondo voi (1977-1978), cui seguiranno altre fortunate apparizioni. Nel 1979 partecipa alla prima serie di Fantastico e si dà perfino al cinema con Te la do io l’America (1981) e Te lo do io il Brasile (1984) con la regia di Enzo Trapani.

Il suo primo autore è Antonio Ricci, quando era ancora preside di una scuola di Albenga. Poi, quando Baudo porta il comico in Tv, Grillo trascina Ricci con sé. La sua carriera di cabarettista televisivo sembrava inarrestabile, almeno fino al 1986, quando racconta la barzelletta su Martelli che dice a Craxi: «ma se in Cina sono tutti socialisti, a chi rubano?». Una battuta fatale. Lo cacciano e sparisce fino a un altro attacco frontale al "sistema" dal palco di San Remo, davanti a un incredulo Biagio Agnes.

Una voce fuori dal coro

Da allora è un crescendo. La sua seconda carriera da comico-politico è un successo dietro l’altro. Diventa paladino dell’ambiente. Sfoga veleno contro le multinazionali, i politici, l’informazione inquinata, la pubblicità, i poteri forti, la Telecom e chi più ne ha più ne metta. Una voce tuonante, fuori dal coro, arrabbiata ed enfatizzata da un autentico animale da palcoscenico capace di cogliere i mal di pancia del pubblico che emergono nelle sue parolacce liberatorie e un po’ adolescenziali.

Ma dove nasce tutta questa rabbia? Chi è veramente Giuseppe Grillo, socio insieme con il fratello Andrea della società immobiliare Gestimar Srl con un capitale sociale di 258.000 euro?

Mentre milioni di italiani ancora se lo gustano in televisione, il Grillo sarcastico che fa ridere a crepapelle deve affrontare un grave incidente. Il 7 dicembre del 1980 è alla guida di un fuoristrada su una via sterrata che conduce al Colle di Tenda. Con lui ci sono una coppia di amici e il loro bambino. La strada è ghiacciata, Grillo perde il controllo e a un tornante il mezzo sbanda e precipita. Lui si salva, la coppia di amici e il loro figlio muoiono. È condannato in secondo grado a un anno e tre mesi per omicidio plurimo colposo. Oltre a quanto versato dall’assicurazione, Grillo dona alla figlia superstite, che quel giorno era rimasta a Genova, 300 milioni di lire. Qualche anno dopo deve affrontare un altro dispiacere, quando si scopre che il figlioletto Davide di 6 mesi ha un tumore alla schiena, che lo fa sprofondare nel coma che dura 15 giorni prima di un’operazione da cui non si è mai ripreso del tutto. Chi lo conosce bene, dice che il comico ha due facce: una triste e l’altra allegra, che emerge soprattutto di fronte al pubblico.

«Non ho più la Ferrari»

I suoi nemici e detrattori dopo il "Vaffa... Day" di sabato 8 settembre sono in aumento. Anche Pippo Baudo è stato duro. Gli rimproverano di predicare bene e razzolare male. Il quotidiano Il Tempo ha scritto che «per Grillo il condono, quello fiscale della Parmalat o quello di chi vi faceva ricorso dopo aver deturpato l’ambiente, è sempre stato un tabù. Il Grillo imprenditore e immobiliarista la pensa diversamente. Insieme con il fratello Andrea, l’articolo 9 della legge sul condono fiscale di Berlusconi e Tremonti, proprio quella norma sul condono tombale l’ha utilizzata con grande sapienza. Non una, ma due volte».

Grillo non ha mai fatto chiarezza sulla vicenda. Sul suo blog, il primo in Italia e il 13° nel mondo, fa una precisazione: «Non voglio commentare l’articolo uscito ieri su Il Tempo e firmato con uno pseudonimo. Preciso però che il finanziamento infruttifero da me conferito alla società Gestimar è di 461.000 euro e non di 461 milioni di euro come invece è riportato nel testo per un "refuso"». E a chi lo accusa di sfruttare la sua popolarità per arricchirsi dice con spavalderia che è il primo contribuente di Genova e tra i primi 30 del Paese. 

«Io, Beppe Grillo, ne ho piene le tasche di dovermi giustificare», scrive in un post del suo blog. «Oggi vi dirò delle cose su di me, sulla mia vita privata, su alcune illazioni. Lo faccio oggi e poi basta. Ho avuto un incidente di macchina nel 1980, guidavo io, mi sono salvato per miracolo, ma sono morte tre persone che erano con me e sono stato condannato per omicidio colposo a un anno e tre mesi. Non mi candiderò al Parlamento. Non ho una Ferrari, l’ho avuta, ora ho una Toyota ibrida. Non ho la barca, l’ho avuta, ma l’ho venduta. Ho due case, una a Genova e una in Toscana». Dice che non si candiderà, ma intanto dal suo blog lancia le liste civiche.

Tra gli eroi dell’Europa

Nel 2005, il Time l’ha inserito tra i 35 eroi europei che fanno qualcosa per cambiare il mondo. I giornali gli hanno sempre dedicato un sacco di spazio, fino a intervistarlo come "esperto" all’interno di servizi sui temi ambientali e dell’energia. Una popolarità cresciuta a dismisura, quando il comico addirittura è stato convocato dalla Procura della Repubblica di Parma, perché aveva previsto il crack Parmalat, mentre la stampa stava a guardare. Ora recita la parte del guru, del politico arringa-popoli, e il giudizio della stampa cambia.

Di sicuro il cosiddetto "populismo internettiano" è un fenomeno imponente, anche se fragile. Il Meetup Beppe Grillo, una specie di movimento on-line che raduna i suoi fan, conta oltre 50.000 iscritti distribuiti in decine di città, non solo in Italia ma anche all’estero. «A Torino siamo in 1.340», dice Andrea Sacco, 35 anni, negoziante e militante del Meetup. Ci parliamo in rete ma ci vediamo anche in pizzeria e nei consigli di zona. Siamo una forza e l’abbiamo dimostrato al "Vaffa... Day". Certo, sappiamo che Beppe è un comico e fa i suoi interessi, ma i partiti dove sono? Come si fa a parlare con loro?». Comico, guru, politico. Ciascuna di queste definizioni da sola non basta per definirlo. Di sicuro è un politico scaltro: uno che fa comizi a pagamento è un gran furbone, nessuno prima di lui c’era riuscito.

Fonte "Famiglia Cristiana on line" by Giuseppe Altamore
 
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